La musicoterapia è una tecnica basata sulla costruzione e sulla evoluzione controllata di relazioni terapeutiche. Il materiale sonoro-musicale è il mediatore principale nella relazione tra paziente e musicoterapista con la finalità di raggiungere l’integrazione spaziale, temporale e sociale dell’individuo utilizzando strategie di armonizzazione della struttura funzionale dell’handicap attraverso un lavoro di sintonizzazioni affettive.
Lo sforzo dell’operatore è di cercare, se c’è, o di favorire un’armonia interna della persona dando luogo ad una forma di relazione laddove la comunicazione dell’altro è interrotta. La musicoterapia è una modalità terapeutica atta a favorire la costruzione di relazioni, usando competenze tecniche, culturali ed umane, mentre da parte di coloro che ricevono viene messa in gioco la disponibilità a farsi conoscere.
Lo sforzo dell’operatore è di cercare, se c’è, o di favorire un’armonia interna della persona dando luogo ad una forma di relazione laddove la comunicazione dell’altro è interrotta. La musicoterapia è una modalità terapeutica atta a favorire la costruzione di relazioni, usando competenze tecniche, culturali ed umane, mentre da parte di coloro che ricevono viene messa in gioco la disponibilità a farsi conoscere.
Chi è il musicoterapista
Il musicoterapista è l’operatore che si occupa di musicoterapia, proviene da un rigoroso percorso formativo ed opera in strutture sanitarie terapeutiche, riabilitative ed assistenziali. Il musicoterapista possiede lo strumentario tecnico e le competenze per intervenire in senso terapeutico e/o riabilitativo all’interno di una équipe multidisciplinare, secondo le indicazioni di un progetto personalizzato.
A chi è rivolta
Può essere somministrata a bambini, adulti e anziani con problemi presenti dalla nascita o subentrati nel corso della vita. E’ una disciplina particolarmente adatta in tutte le situazioni dove il linguaggio verbale è assente o risulta difficoltoso come nell’autismo, nei disturbi del comportamento, negli stati d’ansia e in tutti i processi di somatizzazioni della stessa spesso difficilmente trattabili, nello stato di coma, nella malattia di Alzheimer, nella riabilitazione post- traumatica, ecc…
Riabilitazione e terapia
L’elemento fondante comune è la relazione tra operatore e paziente. L’oggetto di intervento della riabilitazione non è la malattia in prima istanza, bensì ciò che dalla malattia deriva in termini di perdita di funzioni (fisiche, psichiche, sociali) e la conseguente emarginazione del soggetto. Per riabilitare le funzioni perdute, si cerca di sfruttare al massimo le risorse e le funzioni residue del portatore di handicap. La strategia principe della riabilitazione sta nel procedere dal di fuori e si basa su una struttura esterna ben organizzata che viene somministrata all’individuo nella convinzione che questi ne possa assumere gli schemi, l’armonicità. La competenza riabilitativa consiste nell’atteggiamento partecipativo e fiducioso con cui il riabilitatore, utilizzando le tecniche specifiche della sua disciplina, riesce a favorire le domande e a costruire assieme al paziente le risposte. In terapia si affrontano i nodi conflittuali affettivi e ideativi e si entra nel merito delle dinamiche emotive.
Metodo musicoterapico
Il metodo fa riferimento alla teoria musicoterapica di R.O. Benenzon. La fase iniziale è caratterizzata fondamentalmente dall’osservazione, quindi nei primi momenti di una seduta il musicoterapista deve astenersi dall’agire, produrre o esprimersi. La tecnica suggerisce di saper aspettare. E’ la posizione della ricettività che gli permette di ascoltare, percepire, ricevere, accettare, comprendere. Nelle prime sedute il pz. viene messo nelle condizioni di poter esplorare e interagire con una vasta gamma di stimoli sonoro-musicali. Si prosegue utilizzando la tecnica dell’improvvisazione sonoro-musicale come mezzo di comunicazione per avviare la relazione ripercorrendo tappe simili alle seguenti:
- Rispecchiamento il musicoterapeuta prova l’eco ritmica, risponde in maniera esattamente uguale a ciò che esprime il paziente. Quest’eco ritmica significa che il musicoterapista ha compreso il paziente, che lo ha ascoltato. Utilizza lo stesso strumento o un altro simile. E’ un atteggiamento molto simile a quello di una madre che di fronte ai primi balbettii di un figlio risponde imitandolo ed utilizzando la stessa parte del corpo che ha utilizzato il figlio.
- Rispecchiamento parziale il musicoterapeuta accompagna la manifestazione espressiva del paziente o risponde imitandolo, però in un’altra tonalità o modificando alcuni aspetti o parametri della produzione sonora.
- Domande e risposte il paziente si esprime e il musicoterapeuta risponde con altre sequenze o altre produzioni sonore e utilizza un altro strumento.
- Associazioni Corporeo-Sonoro-Musicali dalla somma di tutto ciò possono sorgere nel musicoterapista espressioni o produzioni sonore riguardanti l’impatto che il fenomeno comunicativo con questo paziente sta avendo su di lui e che lo porta ad agire di conseguenza. (La nuova musicoterapia – R.O. Benenzon)
Concetto di “oggetto intermediario”: lo strumento musicale e/o il materiale sonoro-musicale acquisiscono valore terapeutico quando diventano mediatori della relazione, ovvero mezzi attraverso i quali paziente e musicoterapista comunicano.
Il messaggio sonoro, rivestito di significato affettivo ed emozionale, diventa così strutturante o ri-strutturante; il paziente viene accolto e successivamente viene spinto verso il cambiamento.
Il contesto non-verbale è fondamentale per il musicoterapista; esso è costituito dalla congiunzione di infiniti codici comunicativi, tra i quali possiamo riconoscere il codice musicale, il codice gestionale, il codice corporale, il codice verbale, il codice mimico, ecc.
Durante i mesi di gravidanza e i primi mesi di vita extrauterina il codice comunicativo tra madre e feto è sicuramente non-verbale. Dal punto di vista clinico si è potuto osservare che l’uso del contesto non-verbale favorisce il ritorno alla memoria di quelle che possono essere state le prime esperienze di relazione della vita di un individuo; inoltre il contesto non-verbale limita la messa in atto di meccanismi di difesa favorendo quindi la possibilità per il musicoterapeuta di poter usare suoni e stimoli atti a produrre uno stato di regressione nel paziente, necessario a volte per poter lavorare in modo più efficace.
Strumentario ORFF
Nella storia dell’educazione musicale lo strumentario, che Carl Orff concepì negli anni trenta, è l’innovazione fondamentale capace di far passare lo strumentario musicale dalle mani dell’operatore a quelle del paziente. Gli strumenti Orff sono maneggevoli, di uso immediato, adatti ad allenare il coordinamento manuale e psicomotorio fin dalle sue prime fasi, insomma sono strumenti a misura delle persone senza competenze in campo musicale.
Paola Boscolo
Diplomata in pianoforte nel 1988 presso il Conservatorio "B. Marcello" di Venezia, iscritta al corso quadriennale di Musicoterapia di Assisi, svolge attualmente un tirocinio presso l’unità operativa di Geriatria dell’ULSS 13 sede di Dolo nel progetto “Affrontare l’ansia nell’alzheimer: un progetto di musicoterapia” presentato il 05 novembre 2004 a Firenze al 49° Congresso Nazionale di Geriatria e Gerontologia. e.mail:
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